venerdì 6 marzo 2009

ســـــــــــــــــــــــــــاعة لحظة النطق



A man protests against Sudan’s President Omar Hassan al-Bashir in front of the International Criminal Court (ICC) in the Hague March 4, 2009. The International Criminal Court was expected to announce an arrest warrant on Wednesday for al-Bashir for war crimes in Darfur — a decision that could spark more regional turmoil. The announcement by judges of the ICC, the world’s first permanent court for prosecuting war crimes, was being closely watched as it could hurt prospects of a peace deal in the region and pit Western powers against backers of Sudan’s regime.
mercoledì, marzo 04, 2009

Insieme ai rifugiati al Colosseo
Nel giorno in cui il Tribunale Penale Internazionale annuncia di aver autorizzato il mandato di arresto contro il presidente del Sudan Omar al Bashir non si può festeggiare, ma si deve ricordare. Ed è per questo che abbiamo affiancato la comunità darfuriana nel Memorial Day per il Darfur.E’ quanto abbiamo ribadito in questa giornata così importante per il Darfurintervenendo alla cerimonia in ricordo delle vittime del conflitto che si è svolta davanti al Colosseo. Un centinaio di rifugiati e altrettanti italiani hanno partecipato all’iniziativa (foto di Giulia Zandino). All’annuncio della decisione della Corte si è levato alto un coro di acclamazione per il procuratore Ocampo.“Questo è un giorno importante per la giustizia internazionale – ha sottolineato Antonella Napoli, presidente di Italians for Darfur – ma soprattutto per il Darfur. In cinque anni di guerra brutale e sanguinaria sono stati perpetrati crimini feroci. I rifugiati del Darfur in Italia, che supportiamo nell’azione di oggi come sempre. hanno ricordato che questo conflitto è costato alla loro patria migliaia di vittime e milioni di sfollati che hanno visto le loro case distrutte e intere comunità disperse. Tutto ciò non può rimanere impunito. E oggi la speranza che possa essere così è più forte”. “Un giorno speriamo che la pace torni nel nostro Paese – ha affermato Suliman Hamed prima di leggere l’elenco delle vittime del Darfur - Sappiamo oggi che quella pace è più vicina, perché vediamo che non c’è impunità per i crimini commessi in Darfur e che tutti quelli che hanno sofferto, che hanno perso le madri, i padri e i figli, non sono stati dimenticati. Le loro perdite terribili sono state riconosciute e saranno trattate con dignità. E’ per questo che ci siamo riuniti qui oggi per non dimenticare le vittime di questa guerra, perché non importa ciò che la decisione del Tribunale determinerà per il futuro. Questo giorno rimarrà importante per tutti noi che abbiamo perso familiari e amici, che oggi ricordiamo con il cuore pieno di tristezza leggendo i nomi di alcuni di loro, certi che presto sarà fatta giustizia”.Crimini contro l'umanità in Darfur, mandato di arresto per Al BashirCade l'accusa di genocidio. Paura per le rappresaglie verso i funzionari OnuCorriere della Sera - DAL NOSTRO INVIATO NAIROBI - I giudici della camera preliminare uno della Corte Penale Internazionale hanno autorizzato l’arresto del presidente del Sudan Omar Al Bashir per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. I giudici hanno lasciato cadere l’accusa di genocidio. Si teme ora che le autorità sudanesi mettano in atto rappresaglie verso i funzionari dell’Onu che lavorano nel Paese, 32 mila persone tra staff internazionale nazionale. La cifra comprende però 25 mila caschi blu, dislocati in Darfur ma soprattutto in Sud Sudan. Gli italiani sono 500, di cui 300 a Khartoum. Il presidente del Sudan Omar Al Bashir LA RICHIESTA - Il procuratore Louis Moreno-Ocampo nel luglio scorso nella sua richiesta di incriminazione per 10 capitoli diversi (cinque per crimini contro l’umanità, tre per genocidio, due per crimini di guerra) del presidente Omal Al Bashir era stato preciso parlando di precise responsabilità nel deliberato massacro dei civili delle tribù fur, masalit e zagawa che abitano il Darfur. «Il suo alibi – aveva scritto Moreno-Ocampo nella sua durissima e circostanziata richiesta di arresto - è combattere la ribellione, il suo intento è il genocidio. Non mi prendo il lusso si supporre: ho prove precise». Secondo le accuse, «il presidente sudanese controlla tutto l’apparato dello Stato e usa questa sua influenza per coprire la verità e proteggere i suoi subordinati e la loro smania di genocidio». Si calcola che in Darfur siano state ammazzate 300 mila persone e che due milioni siano stati costretti a scappare dalle loro case. Bashir già mesi fa si è rifiutato di consegnare due sospetti di genocidio: il ministro per gli affari umanitari, Ahmad Harun, e uno dei capi delle feroci milizie filogovernative, i janjaweed, Ali Khashayb. IL PRECEDENTE - E’ la prima volta che un presidente in carica viene incriminato. E l’incriminazione è stata sostenuta da uno dei leader storici del continente, l’arcivescovo anglicano sudafricano Desmond Tutu che martedì in un editoriale sul New York Times ha dichiarato con forza: «Poiché le vittime sono africane, i leader africani devono sostenere con determinazione la richiesta di vedere i responsabili perseguiti». Per altro con un gesti di sfida martedì il presidente sudanese è apparso in televisione mentre danzava e scherzava con i suoi sostenitori durante una manifestazione a suo sostegno nel nord del Paese, la zona da cui lui proviene. L’emittente ha fatto vedere il momento in cui i dimostranti bruciavano una grossa fotografia di Moreno-Ocampo: «Decideranno domani (oggi ndr) – ha poi detto ai microfoni Al Bashir -. Ebbene noi gli diciamo di immergersi nell’acqua e di berla tutta», una frase idiomatica araba che si usa per mostrare il massimo disprezzo. In questi mesi il governo sudanese ha reagito con spregio alla richiesta di Moreno-Ocampo di procedere verso Al Bashir: «Il procuratore è un criminale – aveva sentenziato senza mezzi termini Abdalmahmood Mohamad, ambasciatore all’Onu, subito dopo la richiesta di rendere esecutivo il mandato di arresto -. La motivazioni sono politiche e poi non riconosciamo quel tribunale». In attesa della decisione odierna dei giudici, il 21 febbraio scorso, Salah Gosh, capo dei servizi di sicurezza e di intelligence del Sudan, aveva lanciato una minaccia: «Ci consideravano estremisti islamici, poi siamo diventati moderati e civilizzati credendo nella pace e nella vita per ciascuno. Potremmo tornare al passato estremismo, se fosse necessario. Non esiste nulla di più facile». Gosh aveva accusato la Cpi di essere manovrata da “lobby sioniste” e ha ricordato che il Sudan considera un crimine aiutare la Corte Penale Internazionale: «Tutti coloro che collaboreranno con essa saranno arrestati per essere processati».

sabato 28 febbraio 2009

La campagna on-line “L’ottima presenza su Internet del movimento è anche data dalla necessità di compensare attraverso la Rete, la scarsa presenza, sulle televisioni nazionali, di notizie sul conflitto nel Darfur” Terzo Settore n°10, Il Sole 24 Ore La scommessa di Italians for Darfur è stata sin dagli inizi l’uso della rete quale strumento di amplificazione dell’informazione e di aggregazione sociale affinché si costituisse anche on-line un vero e proprio movimento a favore di una maggiore copertura mediatica della crisi umanitaria in Sudan. Diversamente da altre associazioni ed organizzazioni, per le quali, soprattutto nel panorama italiano, internet resta una vetrina della struttura e delle attività esterne alla rete, Italians for Darfur ha ritenuto da subito che Internet, indipendente dai tradizionali media ma non ancora alternativo a questi in termini di accessibilità e penetrazione, esprima potenzialità comunicative finora inattese di riverberazione dell’ informazione, della cui qualità continuano ad essere garanti i professionisti del settore: è quindi attiva, dal 2006, una campagna on-line (vedi allegato) che fa leva sulla partecipazione degli utenti dei blog e dei principali social network italiani e internazionali, quali Facebook, Myspace, Flickr, Youtube, senza dimenticare le esperienze di citizen journalism grazie a collaborazioni con siti e servizi del settore, per chiedere ai media mainstream italiani una maggiore copertura della crisi in Darfur e nelle altre regioni del mondo dimenticate. Il blog ufficiale del movimento, denominato Italian Blogs for Darfur, è il corpo centrale della campagna, recensito anche dalla rivista Terzo Settore del Sole 24 Ore e ospitato più volte al salone PiùBlog della Fiera di Roma. Nel solo 2008 ha registrato oltre 17.000 visite, non poche considerato il tema purtroppo non così popolare, delle quali ben il 34% provenienti da collegamenti esterni da altri siti e blog associati, a riprova della rete in questi anni formatasi in maniera trasversale attraverso tutta la comunità on-line non solo italiana ma anche internazionale, grazie alla partecipazione a simili campagne nel resto del mondo e collaborazioni con blogger sudanesi; è significativo il fatto che nel 2008 il blog sia stato visitato 63 volte anche in Sudan, dal quale riceviamo testimonianze di operatori umanitari che prestano servizio nel Paese. Sempre in Sudan, Italian Blogs for Darfur è risultato essere tra i primi 13 blog visitati dalla community online sudanese secondo la classifica stilata dalla stessa blogosfera sudanese del Sudan’s Daily Voices. La bloglist ufficiale consta di oltre 100 bloggers registrati, che espongono nella loro homepage i banner di Italian Blogs for Darfur e ne riprendono i contenuti. A partire dal 2009, è inoltre attiva, anche su Facebook, oltre al gruppo e a pagine dedicate, una applicazione sviluppata in ambiente FBML con pagine informative e l’immancabile appello per una maggiore qualità dell‘informazione sulla crisi in Darfur. Nel giro di poche settimane l’applicazione è stata aggiunta da oltre 2500 persone. Molta importanza è stata data anche alle collaborazioni con il mondo della musica on-line, tra le quali quella con i Negramaro, che nel 2008 hanno sponsorizzato la campagna on-line di Italians for Darfur nel loro spazio Myspace, producendo un clip video per la giustizia in Darfur proiettato anche prima del loro concerto a San Siro, Milano, il maggio scorso. • Il Darfur in rete Contrariamente a quanto accade nei principali telegiornali italiani, nei quali, secondo la ricerca condotta dall’Osservatorio di Pavia per Medici senza Frontiere, il Darfur occupa solamente poco più di un’ora all’anno di notizie, gli utenti della rete hanno la possibilità di seguire con continuità l’evolversi della crisi umanitaria in Darfur, soprattutto grazie all’accessibilità di aggregatori di notizie ed edizioni telematiche dei principali quotidiani esteri. Scarsa è invece la copertura del conflitto nelle agenzia di stampa italiane in rete, nelle quali viene confermata la tendenza a preferire comunicati o iniziative pubbliche di sensibilizzazione di noti personaggi dello spettacolo, soprattutto se hollywoodiani, o di avvenimenti comunque riconducibili alla realtà politica italiana, piuttosto che gli stessi tragici sviluppi del conflitto in Darfur. E’ risultata essere di particolare impatto, anche alla luce di queste considerazioni, la diffusione della canzone Living Darfur dei Mattafix, che pur essendo stata prodotta nel 2007, è stata ripresa da tantissimi utenti della blogosfera italiana anche nel 2008. In definitiva, mentre la rete anglofona dimostra una maggiore attenzione alla crisi, in Italia le iniziative on-line di Italians for Darfur restano l’unica realtà strutturata di promozione e sensibilizzazione della community on-line sui diritti umani in Darfur.

Italians for Darfur - post

mercoledì 25 febbraio 2009


Gli accordi di Abuja, scusate di Doha...
Mi riesce difficile pensare che gli accordi siglati in Qatar posssano tradursi in nuove opportunità di pace.L'incontro a Doha non è stata la "shura" tanto auspicata da anni tra le parti coinvolte nel conflitto in corso, ma, più probabilemente, una coincidenza di interessi attuali, la liberazione dei ribelli del JEM prigionieri a Khartoum e la necessità del governo sudanese di migliorare la propria immagine dinanzi alla comunità internazionale che si appresta - forse- a chiedere l'arresto del Presidente sudanese.Al'indomani dell'accordo, infatti, il JEM accusa il governo sudanese di due nuovi attacchi alle sue posizioni nella regione est del Jebel Mara.Alcuni giorni prima, le Nazioni Unite intimavano il Sudan di eliminare il blocco ai voli umanitari dell'organismo internazionale nel Sud del Darfur, teatro di gravissimi scontri.Alcuni anni prima Minni Minnawi del Sudan Liberation Movement firmava l'accordo di Abuja.Poco dopo Suliman Ahmed era costretto a fuggire dal Darfur e ancora sopravvive in Italia.
mercoledì, febbraio 18, 2009

Gli accordi di Abuja, scusate di Doha...
Mi riesce difficile pensare che gli accordi siglati in Qatar posssano tradursi in nuove opportunità di pace.L'incontro a Doha non è stata la "shura" tanto auspicata da anni tra le parti coinvolte nel conflitto in corso, ma, più probabilemente, una coincidenza di interessi attuali, la liberazione dei ribelli del JEM prigionieri a Khartoum e la necessità del governo sudanese di migliorare la propria immagine dinanzi alla comunità internazionale che si appresta - forse- a chiedere l'arresto del Presidente sudanese.Al'indomani dell'accordo, infatti, il JEM accusa il governo sudanese di due nuovi attacchi alle sue posizioni nella regione est del Jebel Mara.Alcuni giorni prima, le Nazioni Unite intimavano il Sudan di eliminare il blocco ai voli umanitari dell'organismo internazionale nel Sud del Darfur, teatro di gravissimi scontri.Alcuni anni prima Minni Minnawi del Sudan Liberation Movement firmava l'accordo di Abuja.Poco dopo Suliman Ahmed era costretto a fuggire dal Darfur e ancora sopravvive in Italia

mercoledì 11 febbraio 2009

ندوة طلاب Brletta


سليمان احمد


lunedì, febbraio 09, 2009

Shoah, Rwanda, Darfur......per non dimenticare....
Uno stop incondizionato a tutte le guerre nel mondo, e stop a ogni forma di discriminazione! Con queste parole, Suleiman Ahmed, rappresentante in Italia dei rifiugiati del Darfur, ha chiuso il suo intervento nel corso di una manifestazione per la "giornata della memoria", presso il Liceo Scientifico "Carlo Cafiero"di Barletta.L'evento, organizzato dall'istituto, in collaborazione con Italians for DarfurPuglia, Arci, Europa Giovane ed U.d.s., è stato uno dei momenti di una serie di iniziative promosse in città dalle associazioni di volontariato.Obiettivo: ricordare a tutti ciò che è accaduto nei campi di concentramento oltre sessant'anni fa, ma soprattutto non chiudere gli occhi su quello che sta accadendo in tante parti del Mondo, dalla Palestina alla Somalia, dall'Ogaden al Darfur.Un percorso che va dalla Shoah al Darfur, passando per il Rwanda, il tutto contornato dalle foto raccolte dagli alunni del Liceo e dalle vignette, frutto della campagna "Una vignetta per il Darfur, diamo colore all'informazione" con le tavole di numerosi illustri vignettisti italiani, tra cui Staino, Mauro Biani, Piero Tonin, Vincino e tanti altri.L'intervento finale di Suleiman apre gli occhi su come se la passano tutti i giorni decine di migliaia di persone, che hanno un solo obiettivo:vivere, e farlo con tranquillità, accanto alla propria famiglia, senza essere costretti a scappare e chiedere asilo politico in un'altra nazione, in Italia per Suleiman, senza avere la possibilità di ricongiungersi con i proprio cari, cosa che accade solo in Italia.Il tutto nel totale silenzio dei media e nell'indifferenza generale.
Italians for Darfur - post scritto da Antonio at sabato, febbraio 07, 2009

lunedì 29 dicembre 2008

Italian Blogs for Darfur
domenica, giugno 08, 2008
Giorgio Trombatore: storie e storia del Darfur

Giorgio Trombatore, catanese, è instancabile viaggiatore tra le pieghe dell'umanità. La cooperazione internazionale segna la sua vita: da oltre sedici anni lavora nel Terzo mondo con organismi umanitari non governativi e con le Nazioni Unite. In Africa ha operato in Mozambico, Angola, Eritrea, Ruanda, Congo, Somalia e in Sudan, in particolare nel Darfur. Al momento vive e lavora in Marocco per la CESVI.
Proprio dal Darfur, l' autore del libro "COY: ECCE HOMO", edito da Le Nove Muse, ci porta sensazioni e memorie di uomini ed eventi che hanno contrassegnato indelebilmente un popolo e un giovane uomo, Giorgio Trombatore, in Darfur tra il 2004 e il 2006.
Giorgio ci ha inviato i suoi primi contributi che pubblicheremo man mano su questo blog e che saranno sempre raggiungibili da un link dedicato. Speriamo di fare cosa gradita ai nostri lettori, che invitiamo a commentare, criticare o apprezzarne i contenuti. (Italians for Darfur e IB4D non sono responsabili di quanto espresso dall'autore). I testi, così raccolti, vengono a costituire un esclusivo dossier: