mercoledì 5 novembre 2008


31 ottobre: Manifestazione dei rifugiati del Darfur per la giustizia

I rifugiati del Darfur, tra cui anche una rappresentanza dall Italia, si sono riuniti all AJA in sostegno del tentativo del Procuratore Capo Moreno Ocampo della CPI, di perseguire il Presidente sudanese per crimini contro l umanità. Riportiamo il comunicato diffuso:

The people of Darfur support The Chief Prosecutor of The International Criminal Court Mr. Moreno-Ocampo in the indictment of Sudanese president Omar Hassan el Bashir
Your Excellency The Chief Prosecutor,

The signatories to this letter are representatives of the people of Darfur in Diaspora. The few who have assembled here today, from different parts of the globe, would like to express their utmost gratitude and emphatic support to the work of the International Criminal Court in pursuit for justice particularly for the innocent Darfuris who have endured a bitter experience of state sponsored atrocities for quite a long time. We do not only represent the voice of the oppressed masses of Darfur in their all walks of life but also express the feelings of the silent peace-loving masses of our globe.Life offers very little to cherish in the absence of peace and peace can never be realized without justice. Peace and justice can not and shall not be traded with each other. Humanity has had enough of tyrannies and rouge regimes that do not only devalue human life but intend to destroy humanity. Grave crimes against humanity and impunity under the guise of sovereignty should not be unaccounted for. The credit goes to International Criminal Court with you as its Chief Prosecutor to render an unprecedented service to humanity.The innocent civilian population of Darfur, as you are aware, has been victim of the worst criminal acts in the 21st century for no reason other than the revolt of some of their sons against the persistent injustices they have been enduring for decades. The regime in Khartoum is directly and solely responsible for all the mass killings, rape, torture, and forced displacement of our people. We genuinely value the efforts of The Chief Prosecutor of ICC and his team to have indicted the president of the Sudan Omar Hassan el Bashir for genocide, war crimes and crimes against humanity in Darfur. Genocide and other grave atrocities in Darfur have been, as are still being, orchestrated, financed and systematically carried out under direct supervision of Omar el Bashir Justice and peace in Darfur and the Sudan will prevail only when the principal perpetrators of the crimes against humanity and war crimes are held accountable. What happened in Darfur is directly attributable to the regime’s similar outrageous practices in South Sudan and the Nuba Mountains with complete impunity. Only law and international justice can deter the repetition of the same sad human tragedies. If the international community in fact believes in “never again”, they should unconditionally and robustly support the exertion of the International Criminal Court and its Chief Prosecutor to bring the perpetrators of gross human atrocities to justice.Peace-loving people of Darfur fully and categorically support your endeavours to end genocide, war crimes and crimes against humanity in Darfur and the rest of the world.We are confident in your unshakeable determination to proceed in the quest for justice against all odds

martedì 4 novembre 2008

بيان هام : القيادة العسكرية لحركة / جيش تحرير السودان قيادة الوحدة - الاراضي المحررة حول انسحاب قيادات عسكرية وسياسية من الحركة

لا شك أن اندلاع حركة جيش تحرير السودان كفكرة تقدمية سياسية كانت تحمل مجموعة من الآراء و الأفكار في شكل موحد عبر برنامج سياسي مرسوم ومخططة يخاطب قضايا الدولة السودانية التي مزقتها سياسات الجبهة الإسلامية بمسمياتها المختلفة والمنتشرة عبر أيدلوجيات تحملها بعض التنظيمات السياسية التي تعاقبت علي حكم السودان منذ عام 1956م عام الانهيار السياسي و الجغرافي التي قسمت البلاد وجزاءتها إلي طبقات عنصرية لم يسلم منها جموع الشعب السوداني الأبي .

الشعب السوداني الوفي :-

بهذا تعلن مجموعه من القيادات العسكرية والسياسية انسحابها من حركة جيش تحرير السودان قيادة الوحدة وذلك للأسباب التالي :-

1- خروج قيادة الوحدة من الخط العام والنظام الأساسي لمؤتمر امراي التداولي

2- انحراف قيادة الوحدة من المشروع العلماني التي نص عليه النظام الأساسي لحركة جيش تحرير السودان كبديل وخيار اساسي يخاطب قضايا الحريات والتداول السلمي للسلطة في السودان .

3- ارتماء بعض قيادات الوحدة في تنظيم شمولي قديم الفكر والتجربة عرفتها الشعب السوداني وظل مرفوضا كطرح سياسي علي مكونات الشعب السوداني دينا وعرقيا وثقافيا .

4- اعتماد قيادات الوحدة علي مفاهيم ضيقة وتجاوز الدستور الأساسي للحركة المتفق علية .

5- اختراق بعض قيادات الوحدة من قبل نظام المؤتمر الوطني والأجهزة الأمنية لإجهاض برنامج الثورة التي اندلعت من اجل التغيير المفاهيمي .

جماهير الشعب السوداني البطل :

إننا في حركة جيش تحرير السودان قيادة الوحدة لن ننحرف عن مبادئ وأهداف الحركة الأساسية التي قمنا من اجلها والتي دعمتها جموع الشعب السوداني الذي يعشق الحرية والديمقراطية منذ الميلاد .

جماهير الحركة الأوفياء :

سنظل نقبض علي جمر القضية ونحمي طموحات الشهب السوداني بصفة عامة ودار فور بصفة خاصة حتى نقضي علي نظام المؤتمر الوطني الظالم ، ونؤكد دوما علي ضرورة توحيد فصائل حركة جيش تحرير السودان حتى يتحقق النصر ونضي شموع الفرح في كل ربوع السودان وهذا هو خيار استراتيجي وضرورة حتمية نسعى لتحقيقها .

بهذا نورد لكم بعض أسماء القيادات العسكرية والسياسية التي أعلنت انسحابها من قيادة الوحدة :

1- علي عبدالله ( كاربينو ) رئيس ركن عمليات

2- ادم يعقوب شريف ( بمبينو ) – نائب رئيس هيئة الأركان / إدارة

3- احمد عبدالله صافي النور – قائد الاستخبارات

4- أستاذ / ابوبكر النور – قائد المتحركات

5- موسى ( كوم قروب ) – قائد قروب

6- كمندر بوب – قائد الشرطة الجنائية

7- علي ود البقعة – قائد عام شؤن الافراد

8- احمد هارون سليمان – قائد عام سلاح النقل

9- عمار التوم – قائد عام الشرطة العسكرية

10 – الدكتور/ نصرالدين احمد نيل – عضو مجلس التحرير الثوري

11- الباش مهندس / طلال إبراهيم محمدين – الأمين السياسي للحركة

12- عبدالله تنجر- قائد سلاح المدفعية

13- محمد احمد يعقوب – عضو المكتب السياسي

14- مكتب ايطاليا منسق الحركة في دول الاتحاد الاروبي / الأستاذ / سليمان احمد حامد

15- مكتب الداخل

16- مكتب الشباب والطلاب

17- مكتب النازحين واللاجئين / سالم محمد وادي

مكتب القائد / علي كاربينو

الأراضي المحررة

008821621294878

008821666613700

Commnder-555@maktoob.com

منسق الحركة بدول الاتحاد الاروبي / سليمان احمد حامد

تلفون : 00393487937982

Kuis08@yahoo.com

دمتم ودامت نضالات الشعب السوداني

giovedì 30 ottobre 2008

mercoledì, ottobre 29, 2008

Non scoraggiamoci mai


Darfur senza pace, ma andiamo avanti

Oggi la giornata è iniziata con una lunga discussione con una cara amica di Aegis Trust che mi aggiornava sulle informazioni che ricevono periodicamente dai loro cooperanti in Darfur. La situazione si aggrava di giorno in giorno. Si susseguono notizie di attacchi ai villaggi nel sud della regione e i morti sarebbero oltre un centinaio in soli tre giorni. Eppure l’opinione pubblica, la minima parte che si informa sull’argomento, è a conoscenza di un solo raid nei dintorni di Mouhagiriya, ad est di Nyala, capitale del Sud Darfur.
L’Apcom ha diffuso domenica scorsa la notizia che – cito integralmente - quaranta persone sono state uccise e 12mila costrette alla fuga a seguito degli attacchi sferrati da miliziani arabi contro una serie di villaggi. La fonte è l'organizzazione non governativa Human Rights Watch (Hrw).Gli operatori umanitari non hanno potuto dare informazioni sul numero esatto di vittime e la portata dei danni che sono difficili da accertare, anche perchè le missioni umanitarie non possono accedere alla zona dove le violenze si sono verificate.
Quello che l’Apcom non dice è che gli eccidi sono stati perpetrati in molti altri villaggi, attaccati e incendiati dalle spietate milizie janjaweed che non si sono ‘limitate’ a incendiare case e rubare bestiame. Queste azioni vanno inquadrate nella strategia di distruzione e terrorismo nei confronti della popolazione che sostiene i gruppi ribelli, dicono fonti non governative. Noi, aggiungiamo, che non è altro che il proseguimento del piano degli ispiratori di tali violenze, ovvero l’annientamento delle etnie - non arabe - che popolano il Darfur. Tutto questo a fronte dell’ennesima iniziativa pubblica del presidente sudanese Omar al Bashir, sul quale pende una richiesta di incriminazione della Corte penale internazionale per genocidio, che ha proposto un tavolo di colloqui di pace in questa provincia.
Ovviamente il regime sudanese chiede in cambio che il Consiglio di sicurezza dell'Onu tenga ‘congelati’ eventuali procedimenti internazionali nei suoi confronti. Secondo fonti Apcom, responsabili di associazioni umanitarie sostengono che i combattimenti contrappongono la tribù dei Maaliya (arabi) a quella dei Zaghawa (africani), e le milizie arabe ai ribelli dell'Slm. Queste fonti però non sono in gradi di stabilire se gli arabi agiscano indipendentemente dal governo o meno. L’Unamid, intanto, avrebbe promosso una serie di incontri ‘riconciliatori’ tra tribù, in particolare per risolvere i problemi relativi al bestiame, e non soltanto tra Maaliya e Zaghawa, una delle principali cause degli scontri fra etnie… mah!
A volte mi chiedo anch’io, caro Mauro, se non stiamo combattendo una battaglia persa, e non parlo solo da presidente di Italians for Darfur ma anche da giornalista che in quei luoghi è stata e ha toccato con mano la sofferenza di questo popolo. Prima di Suliman, altri rappresentanti dei rifugiati darfuriani in Italia mi hanno palesato la convinzione che per il Darfur l’unico linguaggio utile sia quello delle armi, per difendersi aggiungono rassicuranti, ma può un tale pensiero ‘rassicurare’ chi, invece, crede in un’altra battaglia. Una battaglia che a volte sembra persa in partenza, ma che riserva anche piccole, si intende, soddisfazioni. In Italia prima che iniziasse la nostra opera di sensibilizzazione, nessuno – e sottolineo NESSUNO – si occupava di Darfur. Oggi non c’è organizzazione che non abbia un progetto – se poi lo realizzano è un altro discorso… - per il Darfur tra i loro obiettivi. Proprio in questi giorni è partita la campagna di Emergency per la costruzione di un ospedale pediatrico a Nyala.
E a proposito di Nyala… sulla questione Contni da tempo ho alcune precisazioni da fare. E le farò. Intanto ringrazio l’onestà intellettuale di Trombatore e lo invito a raccontarci anche tutto quello che finora non ha detto e sottolineo, di nuovo, TUTTO.
Un caro saluto,
Antonella

martedì 28 ottobre 2008

martedì, ottobre 21, 2008

I rifugiati ci chiedono un aiuto: due autobus per la giustizia, 31 ottobre

Il giorno 31 OTTOBRE i rifugiati del Darfur in Italia dovrebbero unirsi agli altri rifugiati del Darfur presenti in altri Paesi europei per manifestare insieme a L'AIA, nei Paesi Bassi in favore dell'incriminazione del Presidente sudanese Al Bashir di crimini di guerra e contro l'umanità.

Per fare questo, ci dice Suliman Ahmed, rappresent
Suliman ci chiede un aiuto. Abbiamo già espresso internamente alla nostra associazione dubbi circa la reale efficacia di simili inziative, considerando appunto il costo di una simile trasferta. Eppure, non si può negare che niente di più autentico e vigoroso si può chiedere a un uomo dello slancio che lo anima ad attraversare un continente per dare voce alle proprie aspirazioni di giustizia e pace. Parliamo degli attori veri del dramma del Darfur: i rifugiati del Darfur non chiedono altro che poter dare alla propria speranza anche una sola possibilità di concretizzarsi. Se anche non dovesse cambiare niente per il Darfur, i figli del Darfur ci avranno comunque provato. E noi con loro.

Per informazioni su come donare, contattateci al più presto. Per chi ci conosce sin dall'inizio, sa che la nostra scelta è stata di non chiedere mai soldi confidando nelle potenzialità dei singoli, ed è per questo che, ingenuamente, abbiamo rinunciato ad aprire uno specifico spazio per le donazioni. Se la fiducia in noi può compensare questa mancanza, metteremo per ora a disposizione un riferimento unico, seppur ancora personale, per i vostri contributi per gli autobus dei rifugiati.

Scrivete a blog[at]italianblogsfordarfur o info[at]italianblogsfordarfur.it entro il 28 OTTOBRE.

Cordiali saluti
ante dei rifugiati in Italia, occorrono i soldi necessari al noleggio di due autobus e relativi autisti.

giovedì, ottobre 23, 2008

La vita di ogni giorno nel campo profughi di Nyala

Pubblichiamo la nuova lettera di Daniel da Nyala, che ci giunge attraverso Fiorenzo e il suo gruppo, con il quale condividiamo da tempo preoccupazioni e speranze per i più deboli del Darfur.
"

NYALA 20-10-08

Carissimi,

... Non so cosa pensate di questo mio lungo silenzio ma ho voluto fare questa esperienza che mi ha fatto comprendere come vivono queste poverette del campo stando con loro l' intero giorno. Oggi è il primo giorno che apro il compiuter dopo 20 giorni che è stato chiuso per la mancanza di tempo da parte mia e dalla stanchezza.
Ho passato questi giorni con loro dalle 8 del mattino fino alle cinque del pomeriggio lavorando insieme per la raccolta degli arachidi naturalmente loro parlavano la loro lingua nativa e di arabo quasi niente. Quello che sono riuscito a capire è che queste poverete devono andare per i campi per trovare qualche lavoro con un po di soldi e la legna per farsi un po di polenta per sopravvivere. E i mariti se ne stanno a casa tutto il santo giorno a dormire e far niente. Quella che lavorava con me picchiava il marito perchè da sola non ce la fa a mantenere 4 figli con il marito in ozio tutto il santo giorno e cosi giu botte a non finire. Tutte mi dicevano che stanno soffrendo la fame perchè gli aiuti gli danno con il conta goccie e ogni due mesi che basta per una decina di giorni. ... ci sentiremo più spesso.
Dopo questa esperienza posso parlare come esperienza vissuta nella mia pelle.

Ciao a tutti
Danl

mercoledì 15 ottobre 2008

domenica, ottobre 05, 2008

Processo ad Al-Bashir: il Governo italiano chiarisca la sua posizione

Apprendiamo che venerdì scorso i senatori radicali Marco Perduca e Donatella Poretti hanno depositato una interrogazione rivolta al Ministero degli Esteri per chiedere quale posizione intenda prendere l’Italia, come membro “a rotazione” del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite relativamente alla possibilità di sospensione delle azioni della Corte Penale Internazionale nei confronti del Presidente del Sudan Omar Al-Bashir. Il Consiglio di Sicurezza ha, infatti, tra le sue prerogative – secondo l’articolo 16 dello Statuto della Corte - quella di sospendere per un anno le azioni della Corte Penale Internazionale: è necessario però un voto unanime dei cinque membri permanenti.
Francia e Gran Bretagna si sono dette favorevoli a questa eventualità, incerta rimane la posizione dell'Italia, che ci si augura voglia attestarsi, al contrario, su una posizione che confermi l'eventuale luogo a procedere dei giudici della Corte Penale Internazionale, qualora la richiesta del Procuratore Capo Luis Moreno Ocampo venga accettata.
Il 14 luglio scorso Ocampo aveva chiesto l'incriminazione del Presidente sudanese per crimini contro l'umanità.
Simili iniziative parlamentari sono passaggi fondamentali, altre volte ispirate da Italians for Darfur, grazie alla mediazione di parlamentari quali il Sen. Enrico Pianetta (PDL) o Marco Beltrandi (Radicali), fondamentali per la costruzione di una linea governativa solida ed intransigente sulla difesa dei diritti umani.

domenica 21 settembre 2008

Il Governo di Al Bashir dal 1989 sceglie sempre il mese del ramadan per perpetrare le uccisioni



di Suliman Hamed


Suliman Hamed a Tolom (campo profughi Darfur in Chad)

Il 12 settembre, giorno di ramadan, i janjaweed ed i soldati del Governo sudanese hanno bombardato con aerei dei paesini ad Ovest di Al Fasher. Tarni, Owila, Birmaza e tante altre zone del Nord Darfur, che nn registrano la presenza di forze degli eserciti di ribelli, sono state colpite dall’attacco. Molti civili innocenti hanno perso la vita, in un attacco inaspettato, che il giorno dopo si è esteso all’intera regione del Darfur. Dopo questo attacco il Jem e l’ SLM hanno deciso di mettere insieme e le proprie forze per combattere gli attacchi del Governo. Giorno tredici circa cinque aerei bombardieri hanno colpito la zona di Sinet, dove Minnie Minnawi, dopo aver rotto l’accordo con il Governo sudanese nel maggio 2008, si era rifugiato con il suo esercito.Molti civili sono stati colpiti dall’attacco ed hanno perso la vita. Il 14 settembre, ad Est del Gabel Marra, sono morti molti civili, janjaweed, soldati dell’esercito sudanese, e ribelli dell’SLM e del Jem.
Il 15 la guerra è arrivata a tutte le zone del Darfur, con violenti bombardamenti. Solo nelle grandi città non ci sono state tracce del conflitto, perché il Governo sudanese si è reso conto che tutti gli eserciti di ribelli si sono uniti per far fronte al suo attacco, durato fino a giorno 17. E’ stato un momento molto importante, che ha segnato la ricongiunzione delle forze dei ribelli, che si sono unite dopo che nel 2006 si erano separate. Secondo le stime i morti di questo attacco cruento sono stati più di mille, tra esercito regolare, ribelli e vittime civili. I media tacciono il numero reale delle vittime, nessun giornalisti era presente in Darfur per documentare l’acceduto e le vittime della guerra in Darfur continuano ad essere invisibili. Il 18 finalmente tutti i capi del Governo sono arrivati ad Al Fasher per convincere Minni Minnawi ad un nuovo accordo con il Governo di Al Bashir. Ali Usman Taha, Vice Presidente sudanese, il Ministro dell’Interno sudanese, Abdel Gadir Sbdrat il Ministro della Giustizia, il capo dei Servizi Segreti sudanese Sala Gos e il Ministro della Difesa Marscal Abdrahim Mohamed Hussein, si sono recati ad Al Fasher per trovare un accordo con l’esercito dei ribelli, ma Minni Minnawi ha rifiutato.

Nel maggio 2006 Minnawi aveva firmato un accordo con il Governo, che prevedeva la ricostruzione delle case distrutte dalla guerra in Darfur, il ripristino delle scuole, delle reti di comunicazione, il ritorno dei rifugiati nei loro paesi d’origine, il disarmo dei janjaweed (eserciti di mercenari che hanno devastato il paese con cruenti attacchi alla popolazione civile) e l’impegno di portare in Darfur lo stesso progresso esistente nel resto dell’intero Sudan. Quest’accordo, ad oggi, non è stato rispettato e nel maggio 2008 Minni Minnawi ha lasciato Karthoum per tornare in Darfur, senza però sferrare alcun attacco al Governo. In seguito all’attaco del 12 settembre, però, le cose sono cambiate. Il 19 settembre Minni Minnawi ha affermato che se entro dieci giorni il Governo non provvederà a tener fede agli accordi presi i ribelli faranno sentire la loro voce.
Qualunque giornalista interessato ad avere notizie può rivolgersi a Suliman Hamed
Kois2778@maktoob.com
http://zaghawa-ita.blogspot.com/
Tel 348.7937982