mercoledì 17 settembre 2008

I "missionari" di Mile

Mile è un villaggio situato tra Greda, capoluogo dell'etnia Tama, e Iriba, città zaghawa kobè controllata dal sultano Haggar. Rispetto a Kolongo, Mile è a quindici km più a nord, più o meno a metà del viaggio tra Kolongo e Tolòn. Questa è la tipica distanza tra due villaggi profughi vicini, ovvero 15-20 km.

Mile vuol dire “sale” in arabo, ma non sembra che qui intorno ci siano saline

In questo campo ci sono circa cinquantamila profughi

Quando sono arrivato al campo, il primo segno dell'Europa ad accogliermi è stato il cartello dell'Unicef. Solo il cartello, però, perché del personale non è rimasto nessuno.
La situazione era difficile e gli ultimi erano partiti il 5 giugno, circa due settimane prima del mio arrivo. Nei campi non ho mai visto neanche un europeo e la motivazione ufficiale era la mancanza di sicurezza. I profughi mi hanno detto che il vero problema non era la sicurezza, ma la lotta tra le popolazioni locali e le organizzazioni politiche per la divisione del cibo che veniva portato con i camion. Il personale europeo si è trasferito a N'djamena e Abeche, città più grandi della zona. Lì è ospitato anche il personale europeo di Medici Senza Frontiere, l'unica organizzazione che ogni tanto manda del personale medico nel campo di Mile.


Nell'ospedale qualcuno dorme in un letto, qualcun altro per terra.

Ho parlato molto con il mio amico Mahammud Annur Hamet, medico che lavora con Medici Senza Frontiere. La farmacia non è molto fornita, anzi ci sono pochissimi medicinali, ma lì devono bastare. L'unica medicina necessaria ad essere terminata è quella del flacone a sinistra nella foto, tenuto sul vassoio. “Se MSF non torna entro un mese qui ci sarà un grande problema”, mi ha detto, “soprattutto per i bambini gravi che rischiano seriamente di morire”. Ho contato i bimbi tenuti in degenza con le madri ed erano venticinque.


Sono rimasto cinque giorni in questo campo e l'ho girato angolo per angolo, parlando persona per persona. Io sono del Darfur e basta; tutti i darfuriani sono il mio popolo.

Un grande problema dell'Africa è l'Aids. In Darfur questa terribile malattia praticamente non esiste, ma in Chad c'è e quindi i medici tengono la situazione sotto controllo. In ogni campo c'è un gruppo di volontari che fanno prevenzione; molti di loro sono studenti o maestri sudanesi, molti anche da Khartoum, le cui famiglie sono state cacciate dalle loro terre e per le quali i giovani s'impegnano in quest'opera. Vanno famiglia per famiglia a informare, chiedere, visitare; si occupano molto anche degli anziani e delle persone sole, che più difficilmente si spostano per andare all'ospedale in caso di malessere e che spesso sono vittime di demenza o pazzia.

A questi giovani volontari, l'Unicef ha dato un certo numero di libretti d'una trentina di pagine scritte in francese con alcune foto a colori. Sempre loro, questi veri e propri missionari, si occupano anche dei ragazzi tra i 15 e i 18 anni, che non andando più a scuola sono liberi di girare per il campo e facili prede del reclutamento da parte di organizzazioni militari. Questo è un problema particolarmente sentito nei campi profughi, come ho già detto a proposito della scuola di Kolungo.

Una scena che ho visto ripetersi in quei giorni e che farebbe inorridire un europeo è il trasporto delle donne che stanno per partorire. Non ci sono strade vere e proprie e non ci sono ambulanze né automobili, ma solo carretti ad assale rigido trainati dai buoi. Il carro arriva sul posto guidato dalle urla e la donna viene posta di peso sul carro, che quindi di sobbalzo in buca va lentamente verso l'ospedale.



(c) Copyright 2008 Suliman Ahmed Hamed

A Kolungo, o scuola o guerra

Il campo di Kolungo si trova vicino alla città di Greda, a 15 km dal confine tra il Chad e il Sudan. Ci vivono oltre ventimila persone di tutte le etnie del Darfur. Sono arrivato al campo di Kolungo il 3 giugno 2008, venendo da Farshanà e Gosbeda (dei quali non ho immagini). A questi si sono aggiunte circa settemila persone provenienti dalla battaglia di Genena, tenunta in maggio: queste persone, quasi tutte di etnia Tama, non esano neanche registrate nella lista della distribuzione del cibo: erano i capi zona ad organizzarsi per offrire un minimo di assistenza.

Per prima cosa in questo campo non c’è più supporto medico, perché anche Medici senza frontiere ha abbandonato il presidio per la mancanza di sicurezza. Già avevano un grande problema: le autorità locali vorrebbero avere loro le medicine e il cibo da distribuire alla gente, ma MSF s’è sempre rifiutata.

A Kolungo ho parlato con molte persone ed alcune di queste vorrei presentarvele. Nella scuola il maestro Muhammad, molto giovane (ha circa 25 anni), lavora lì per la sua passione di insegnare ai bambini dei campi profughi. Certo non lo fa per soldi, visto che il suo stipendio mensile è di 20 dollari statunitensi. In una scuola pubblica normale guadagnerebbe 15 o 20 volte tanto, per non parlare delle scuole private, dove lo stipendio è normalmente di 6/700 dollari ma può arrivare anche a mille.

“Due anni fa, le genti del Darfur che stanno in America hanno organizzato grandi cose, tra le quali tre grandi scuole, due in Darfur (Entrambe a Musbet, vicino a Kornoi) e una in Chad (Tina), delle quali pagano molte spese e principalmente gli stipendi degli insegnanti, 150 dollari”. Questa informazione mi è stata data anche negli altri campi che ho visitato.

Nella scuola di Kolungo manca tutto, dalle penne ai quaderni, ai libri; ovviamente di banchi e di sedie non se ne parla proprio! Gli studenti siedono a terra su tappeti o altri tessuti, o anche senza niente, ed ascoltano il maestro.

O scuola o guerra
“Un grande errore di organizzazione manda moltissimi ragazzi a morire in guerra”, denuncia il maestro. “In Sudan la scuola elementare dura otto anni, in Chad solo sei. I ragazzi che vanno a scuola hanno qualcosa da fare, mentre gli altri sono liberi di andare in giro e divengono facile preda del reclutamento di tutti i tipi dei cosiddetti ribelli del Jem e dell’Slm”. La cosa è grave in sé, ma la realtà è anche peggiore: molti di quei ragazzi sono l’unico figlio maschio di mamme rimaste sole e non sempre in buona salute.

La cecità dell'Europa
Di ragazzi ne muoiono davvero tanti. Tra questi ci sono tutti e quattro i figli di Saa’ti Ishag, quattro rimasti sul campo della battaglia di Abu Gamra (2003) e uno nella battaglia di Tina (2004). Saa’ti vive con una delle nuore e i suoi tre figli. La stessa sorte tocca a molte altre persone..
Dalla fine del 2006, Saa'ti è diventato cieco. La cecità è molto diffusa nei campi, perché l’alimentazione è molto deficitaria e si vive troppo al chiuso delle tende e i medicinali che potrebbero aiutarli non si trovano. “Tu che torni in Europa, cerca aiuto per le tante famiglie come la mia, che non hanno possibilità di lavorare”. Saa’ti era un personaggio importante, era Imam di Mughr; “Noi pensavamo che l’Islam fosse una grande religione, ma in tutti questi anni di guerra non abbiamo mai avuto aiuti da arabi o musulmani, né persone né associazioni; le uniche organizzazioni umanitarie presenti sono europee o americane. Raccontagli la storia di quelli come me”.

Distribuzione cibo (sinistra) ed acqua (destra) nel campo di Kolungo


(c) Copyright 2008 Suliman Ahmed Hamed

domenica 31 agosto 2008









“È un’accusa totalmente falsa, inventata dal governo sudanese per distogliere l’attenzione dai massacri dell’esercito in Darfur”. Contattato da Panorama.it, Esam Eldin Elhag, portavoce dei ribelli darfuriani del Movimento di Liberazione del Sudan (Slm), respinge al mittente le accuse per il dirottamento del Boeing 737 della Sun Air, avvenuto ieri pomeriggio poco dopo il decollo dalla città sudanese di Nyala e conclusosi oggi in Libia con la resa di due presunti membri di una fazione dell’Slm. Ma Elhag coglie l’occasione anche per fare il punto su una guerra che dura ormai da cinque anni e mezzo, e che ha provocato almeno 300.000 morti e due milioni tra profughi e sfollati.Signor Elhag, i due dirottatori sostengono di essere membri dell’Slm, in particolare della fazione facente capo a Abdel Wahid Mohammed al-Nur. A lei risulta che sia la verità?Niente di più falso. Posso affermare sia a nome del nostro gruppo che di quello di al-Nur che l’Slm non ha mai compiuto azioni contro civili, né in Darfur né altrove. Questa messinscena è opera del governo sudanese. Sono anni che a Khartoum premono perché l’Slm e il Movimento per la Giustizia e l’Uguaglianza (Jem, l’altro gruppo ribelle darfurino, ndr), siano inclusi nella lista delle organizzazioni terroristiche. Sperano di screditare la nostra azione e di distogliere l’attenzione internazionale dai massacri dell’esercito.Si spieghi meglio.Lunedì 25 agosto, l’esercito è entrato nel campo profughi di Kalma, in Darfur, e ha aperto il fuoco contro i civili. Il bilancio sudanese parla di 12 vittime, ma secondo le nostre fonti i morti sono 97 e i feriti 104. Mentre noi, quando attacchiamo l’esercito, lo facciamo lontano dalle aree civili.Ci sono novità sul fronte dei colloqui di pace?L’Slm è pronto a sedersi al tavolo delle trattative, ma non nelle condizioni attuali. Non abbiamo partecipato agli incontri di Sirte lo scorso ottobre, perché chiediamo come precondizione che le trattative vengano condotte da uno Stato non africano e neutrale, Svizzera o Paesi Bassi. Non possiamo accettare la mediazione della Libia, che ha troppi legami con il governo sudanese.Dal vostro punto di vista, la possibile incriminazione del presidente sudanese, Omar Hassan al-Bashir, davanti alla Corte Penale Internazionale, cambia qualcosa?Noi sosteniamo il lavoro della Corte, anche perché in Darfur non ci può essere pace senza giustizia. E questo significa che, fin quando Bashir rimarrà al potere, raggiungere un accordo sarà impossibile. Anche per colpa della comunità internazionale.Ritiene che l’Onu sia responsabile della situazione in Darfur?Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato 18 risoluzioni che condannano il governo sudanese per i crimini in Darfur, ma in concreto non è stato fatto nulla. L’esempio più lampante è quello dell’Unamid (la missione di pace congiunta di Onu e Unione Africana attualmente in Darfur, ndr). Ci sono voluti anni per costringere il governo di Khartoum ad accettarla, e ora che è operativa l’Onu non dà ai peacekeepers neanche i mezzi per muoversi. I caschi blu dovrebbero proteggere i civili, ma spesso vengono nel nostro territorio per sfuggire agli attacchi dell’esercito.Al momento sia l’Slm che il Jem sono divisi in diverse fazioni: è vero che sono in corso colloqui per riunificare i due movimenti? L’anno scorso dieci fazioni dell’Slm si sono riunite in un solo gruppo, sotto la guida di Ahmed Abdel-Shafi. Restano fuori ancora l’Slm-Unità e la fazione facente capo a Abdel Wahid Mohammed al-Nur. Al momento non è in programma una riunificazione.Non crede che questo frazionarsi in mille gruppi possa danneggiare la credibilità del movimento ribelle? Alcuni cominciano a percepirvi come delle bande di criminali che combattono solo per calcolo personale.Dietro questo processo ci sono le mani lunghe dell’Unione Africana e del governo sudanese. La prima, dopo i colloqui di pace di Abuja del 2006 (firmati solo da una fazione dell’Slm, ndr), ha fatto pressione su vari comandanti militari perché accettassero gli accordi. Il governo ha fatto la stessa cosa, conquistando comandanti e divisioni ribelli con la promessa di soldi o di incarichi per indebolirci. In parte ci sono riusciti, ma il movimento è ancora vivo.LEGGI ANCHE: Liberi gli ostaggi dell’aereo dirottato a Khartoum

giovedì 10 aprile 2008

martedi 08 abrile 2008

martedì, aprile 08, 2008

Workshop: "Il conflitto in Darfur, tra silenzi assordanti e responsabilità nascoste"
Grazie alla collaborazione con Meltin'Pot, associazione della Facoltà di Scienze Politiche dell'Università RomaTRE in Roma, Italians for Darfur presenta "Darfur, tra silenzi assordanti e responsabilità nascoste": cause, dinamiche e prospettive del conflitto. Interverranno l'On. P. Sentinelli, Viceministro degli Esteri, il Prof. Cera, formatore e autore de "Le sfide della diplomazia internazionale. Il Conflitto in Darfur",il Prof. E. R. Terzuolo, Docente di Geopolitica e Suliman Ahmed, Rappresentante dei Darfuriani in Italia.L'appuntamento è alle ore 17.00 alla Facoltà di Scienze Politiche, presso l'aula 2c, Università RomaTRE.
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martedì 1 aprile 2008



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jaafar hasan: يا عمي سليمان ما عندي مايك الان
Call ended. 0 min, 49 sec. (12:13 م)
Did you experience a problem with this call? Report a Problem

jaafar hasan: شنو اخبارك
jaafar hasan: البيان وصلك ولا لا
suliman ahmed: لسا مافتحت الايميل
jaafar hasan: شنو اخبارك البارح ارسلت ليك بيان بخصوص محاولة اغتيال محجوب من مكتب شمال افريقيا
suliman ahmed: اعمل سماعة وانا نفتح الايميل ونرجع ليك بعد تصف ساعة
jaafar hasan: لا الان ما عندي سماعة
suliman ahmed: جاني الي البيان وجدتها الان ولكن بحروف غريبة ارسله الان باون لاين
suliman ahmed: الان ارسله فورا
suliman ahmed: انا وجدت الخبر من ناس هولندا ونزلته في صفحة زغاوة ايطاليا لكن حتي الان ماعندي التفاصيل
jaafar hasan: لا البيان من هنا
suliman ahmed: zaghawa-ita.blogspot.com
jaafar hasan: نع
jaafar hasan: لا ارسلت ليك في الايمي بتاعك kuis0"yahoo.com
suliman ahmed: انا وجدت بيانك لكن جاني كله بحروف غير عربية فلذا قلت لك ارسله لي الان في اون لاين حتي استطيع ان انزله
jaafar hasan: في رابطة ابناء الزغاوة ارسله لك وين في اي مكان
jaafar hasan: وبعدين الحروف ممكن تغيرهم
suliman ahmed: يبدو انه الكمبيوتر بتاعي في مشكلة في ويندوس فلذلك بعد الرسائل يجيني مقلوبة او ارسله بالفاعل
jaafar hasan: لا اعمل كلك باليسار علي الرسالة نفسها ثم يعطيك سهم فحاول ان تذهب الي العربية واضغط عليه ممكن يعود القراءة الي العربية
بيان هام وعاجل
حركة تحرير السودان ( قيادة الوحدة )- مكتب شمال إفريقيا
- تدين المحاولة الفاشلة لاغتيال الرفيق / محجوب حسين – بلندن
،،،،،،،،،

مكتب حركة تحرير السودان( قيادة الوحدة ) شمال إفريقيا يدين بشدة المحاولة الفاشلة لاغتيال الرفيق / محجوب حسين - الناطق الرسمي للحركة - عضو هيئة القيادة العليا لمجلس التحرير الثوري .- بلندن خلال الأسبوع الماضي ، ونود عبر هذا البيان أن نطمئن أعضاء الحركة والجمهور الكريم بالداخل والخارج وخاصة الأراضي المحررة ، بتماثل الرفيق للشفاء وبصحة مطمئنة ، وسيغادر المستشفي خلال الساعات
القادمة ، وإذ نكرر إدانتنا لهذه الجريمة النكراء ، نؤكد بأننا وعبرا جهزتنا المكلفة بالتحري ومتابعة الموضوع قد توصلنا إلي معلومات دقيقة وخطيرة جدا تفيد تورط بعض الجهات الرسمية عبر وسطاء مأجورين في تنفيذ الجريمة الفاشلة ، وخلال الأيام القادمة ستنجلي تفاصيل التحري كاملة ، وحينها لكل حادث حديث ، وسيتم معاملة الجناة بالمثل ....!! ترقبوا البيان اللاحق ...
والكفاح الثوري مستمر،،،،
j جعفر علي الحسن
الأمين العام
مكتب حركة تحرير السودان ( قيادة الوحدة )
شمال إفريقيا
27 /3 /2008


mercoledì 19 marzo 2008

Made in China: Stop Arms Sales to Sudan

Made in China: Stop Arms Sales to Sudan

Stop Arms From China to Sudan
The Summer Olympic Games in Beijing on August 8th give China the opportunity to showcase its accomplishments and its rising global power. China is also working hard to manufacture an image as a responsible and harmonious global actor. But behind this façade lies another China, one that places economic growth over its human rights responsibilities around the world.

Since 2003, the government of Sudan has orchestrated a campaign of terror in Darfur, leaving more than 200,000 people dead and at least 2.5 million homeless. During this period, China has largely ignored the mass atrocities in Darfur and instead strengthened its political, economic, and military relationship with the government of Sudan. The primary reason is simple: China desperately needs Sudanese crude oil to sustain its economic growth at home. But the relationship between China and Sudan does not stop with oil sales. China is currently the largest known provider of small arms, small arms parts, and ammunition to Sudan-the type of weapons that have been used by agents of the Sudanese government to wreak havoc in Darfur.

In the lead up to the Summer Olympic Games in Beijing, Human Rights First has launched the "Made in China" campaign. With your help, we will pressure China to stop its arms sales to Sudan.

lunedì 10 marzo 2008

Bandit raids cut Darfur food aid

Bandit raids cut Darfur food aid
Woman walks past UN peacekeepers in Darfur refugee camp
The UN peacekeeping mission in Darfur remains understrength
Food aid deliveries to Sudan's Darfur region have been reduced by 50% after a series of bandit attacks on convoys, the UN's food agency has warned.

In the latest incident, seven trucks were stolen and their drivers abducted last week as they drove to Fasher, the World Food Programme says.

WFP says 37 trucks and 23 drivers are still missing and other drivers are unwilling to risk going to Darfur.

Some two million people rely on food aid as a result of the conflict.

The WFP also warns it could halt its Humanitarian Air Service which transports aid workers around the vast country at the end of this month because of a lack of funding.

"This is an unprecedented situation," said WFP representative in Sudan Kenro Oshidari.

"Our humanitarian air operation for aid workers could be forced to stop flying because we have no money, at a time when our helicopters and aircraft are needed more than ever because of high insecurity on the roads."

Inaccessible

WFP does not say who is behind the attacks in Darfur - there are numerous rebel groups and pro-government militia in the region.

map

Some 8,000 people a month use WFP flights in Darfur - 3,000 in helicopters to reach parts of the country which are otherwise inaccessible, the UN agency says.

Aid agency Oxfam has warned that its operation in Darfur would be at "serious risk" if the WFP flights stopped or were reduced.

WFP also operates flights around South Sudan, which is slowly recovering from its own long conflict and where infrastructure is even worse than in Darfur.

Here too, a massive aid operation to help millions of people affected by the war would be badly affected if flights were stopped.

Fighting has increased recently in West Darfur, leading to a new stream of refugees.

The joint UN-African Union peacekeeping force is making little progress - it still has just 9,000 troops out of the 26,000 planned.